Megarails: una goccia, nel mare del fermodellismo.

Megarails: una goccia, nel mare del fermodellismo.

sabato 17 ottobre 2020

Un trasformatore Lima...molto speciale!

                        LIMA 2057 electronic!



Tutto ha inizio 35 anni fa, tra l'altro durante il triennio di elettronica alle superiori. Il vecchio plastico in scala HO (oggi ancora esistente) era alimentato da un paio di Trasformatori Lima 2057, con la doppia uscita per due treni e scambi. Dopo avere quasi fuso i rudimentali reostati di cui erano dotati, presi la decisione di aprire i due alimentatori e rifarli da capo a piedi, per migliorarli. Dopotutto si trattava di alimentare due ovali, su ciascuno dei quali potevano starci al massimo due brevi convogli a inseguirsi al limite del tamponamento...perchè non recuperarli?

Avevo già modificato due trasformatori più piccoli per mettermi alla prova con quello che imparavo a scuola. Ma per i due grossi Lima occorreva uno schema più robusto. Il vecchio 2057, all'uscita del "trafo" vero e proprio era in grado di erogare anche più dei 0,75 Ampere dichiarati ma il regolatore, degli (favolosi, si usava dire) anni '60 e ormai degno di Carlo Cudega non era adeguato a sopportare correnti maggiori e in condizioni di sovraccarico si rischiava di grigliare le salamelle!... Allora la mia mente aveva partorito un semplice circuito, suggeritomi dal mio Prof:





Un pilotaggio di un carico a transistor con uno schema Darlington: il transistor più piccolo pilota la base del transistor più potente. L'ingresso del circuito è collegato direttamente al secondario del trasformatore. La sua tensione alternata viene raddrizzata da un "ponte di Graetz" a diodi e filtrata con un condensatore elettrolitico per ridurre le residue ondulazioni di tensione, prima di alimentare il regolatore vero e proprio. Il pilotaggio della base del transistor Q1 avviene con un semplice potenziometro a mo' di "partitore flottante di tensione", preferibilmente lineare. I valori di tensione e corrente del ponte a diodi, e di tensione di C1, vengono prudentemente scelti almeno il doppio dei rispettivi valori di esercizio. 

Nel normale esercizio col plastico, il potenziometro consentiva una regolazione più fine anche a basse velocità, valorizzando anche i più economici modelli Lima con motore G. Su uno dei trasformatori così modificati, oggetto di questo post, venne aggiunto in seguito un fusibile ma, in tutta fretta, verso massa. In più il transistor originale Q1 non era un 2N2222 ma un 2N1711, che dopo diversi anni di gioco si bruciò. Una volta, poi un'altra ancora: ormai siamo ai giorni nostri e stavolta a fare il prof di elettronica a scuola sono io! Dovevo risolvere il problema...
Per prima cosa aprii il vecchio Lima 2057..."electronic". Controllo tutto il circuito e l'unico componente "fritto" era proprio Q1. Prima, sposto il fusibile da massa all'uscita del ponte a diodi, posizione più efficace, e lo scelgo da appena 1A. Di più non mi serve e così non rischio più grigliate di transistor.
Non mi fido comunque e studio un piccolo accorgimento per non dover dissaldare e saldare componenti sensibili al calore del saldatore. Saldo tre pin esterni al posto di Q1, così il transistor viene semplicemente fissato a pressione sui terminali, per precauzione. Sostituisco anche il potenziometro, originariamente da 1000 ohm.




Rimontiamo il vecchio trasformatore. Come si vede nella foto successiva, per poter sostituire più facilmente i componenti più  ingombranti, il ponte a diodi e il condensatore di filtraggio C1 sono montati a parte su una piccola morsettiera. Mi rendo conto, a distanza di una trentina d'anni abbondante, che se avessi montato tutto su un'unica scheda forse non ci sarebbe più entrata dentro il contenitore...




Ora il vecchio Lima 2057 è tornato a fare..l'electronic. Ritengo che questa soluzione di modifica sia adeguata al miglioramento del trasformatore senza ricorrere a inutili schemi più complicati e anche più costosi. Al massimo si potrebbe inserire uno stabilizzatore integrato di tensione ma, a meno di far girare un paio di TGV a tutta velocità, senza non si nota granchè differenza a veder andare un treno solo piuttosto che due. Il vecchio Lima regge senza troppa fatica.
Piuttosto, se trovo qualcuno che mi tira dietro un altro 2057, potrei divertirmi a realizzare lo stesso regolatore ma con doppio raddrizzatore: uno sempre a ponte e l'altro con un solo diodo, per realizzare la famosa marcia "a semionda" tanto utilizzata anni addietro da più marche famose di fermodellismo. Sistema semplice ma che funziona sempre, soprattutto con motori a cinque poli. E con motori a tre poli, la regolazione a singola semionda è più dolce rispetto a un più moderno PWM...provare per credere.

Il Prof. Ennio Del Gobbo è stato un docente dell'ITIS "Galileo Ferraris" di Savona a cui ero affezionato e che stimavo tantissimo. E' un modello al quale aspiro durante la mia vita di professore, ma che non sono molto sicuro di raggiungere. Mi manchi.

NB: a Milano, quando si parla di una cosa vecchia e desueta, si dice che questa cosa è del Carlo Cudega...non chiedetemi perchè. Ma è onomatopeico!

venerdì 21 dicembre 2018

(NON) APRITE QUELLA PORTA! N°5

della serie: (NON) APRITE QUELLA PORTA!


TE LA DÒ IO LA FERROVIA DA GIARDINO!

Resti del vecchio raccordo Milano Certosa - Alfa Romeo stabilimento Portello

Buongiorno! Avete presente quelle discussioni tra amici dove si disquisisce e ci si confronta su chi ha preso il pesce più grande durante l'ultima battuta di pesca? Oppure su chi tra loro si è sparato il tempo più basso da casello a casello? Immaginiamo il dibattito spostato sul modellismo ferroviario...di tutte le scale.
"Io ho un gran bell'impianto in scala N, da lì a là" … "Io ho un HO che passa attraverso la casa" … "Io invece ho un impianto LGB che va per tutto il giardino" …(lo scontro diventa pesante)… "Io ho la miniferrovia a vapore vivo, vuoi mettere?" …poi, timidamente "Io ho una ferrovia che passa nel giardino condominiale, proprio dove abito!". Silenzio. Panico. Poi avanza un sommesso brusio…"Ma va là, ganassa...stavolta l'hai sparata grossa!".

.....................Davvero?



Ma quale appassionato di ferrovie e di fermodellismo non vorrebbe una ferrovia vera che gli passi praticamente in casa?
Bè...in effetti questo binario è fuori servizio e isolato dal resto della rete da diversi anni. Ma visto così, in questo contesto "domestico", è una scena particolare. Il territorio circostante è stato profondamente modificato e soprattutto urbanizzato. Non è dato sapere se la sede è di proprietà condominiale oppure è un rimasuglio delle FS. Resta il fatto che questo centinaio di metri scarso di binario è sopravvissuto fino ai giorni nostri. Non è stato rimosso, vuoi per oggettive difficoltà operative vuoi anche per una forma occulta di...rispetto. Esso fa parte di un pezzo importante della storia operosa e industriale di Milano, del XX secolo.






In questa pianta della città del 1937, dall'incredibile sito stagniweb.it, si cerchi la stazione ferroviaria di Milano Certosa in alto a sinistra. Poco più a destra si riconosce la pianta dell'ex Fiera Campionaria. Un tracciato ferroviario unisce i due punti di interesse. Accanto alla fiera c'era il vecchio stabilimento dell'Alfa Romeo, nel quartiere "Portello". Un singolo binario non elettrificato esistente dal primo Dopoguerra che serviva sia la fabbrica di automobili sia il quartiere fieristico.
Questo raccordo è andato in disarmo fin dagli anni '70 per poi venire dismesso nel decennio successivo, anche a causa del progressivo spostamento della produzione verso altri siti produttivi del gruppo FIAT oltre che verso lo stabilimento "alfista" di Arese. al giorno d'oggi sopravvivono alcuni resti del binario in vari punti del vecchio tracciato, quasi tutto attualmente sede stradale.Tranne...un sito molto pittoresco.
In Via Gallaratese, di fronte all'incrocio con la piccola Via giannini, esiste un vasto giardino condominiale che al suo estremo opposto confina con via de Lemene. Da una parte all'altra questo (bel) giardino è attraversato dal vecchio raccordo ormai dismesso, ma integro.



.
Senza addentrarci nel cortile, privato, si può comunque allungare la vista oltre il cancello. E, magari con qualche potente mezzo fotografico, osservare il breve tracciato che, con una curva appena abbozzata, punta dritto verso via De Lemene.





Ora ci muoviamo proprio in Via de Lemene. Oltrepassiamo il centro sportivo di volley, una piccola curva sulla destra e troviamo il cancello posteriore del giardino: qua ha termine la incredibile "ferrovia da giardino". Qua le rotaie sono leggermente sepolte da terriccio e vegetazione ma è lecito pensare che, se il condominio non ha fatto asportare il vecchio binario, non lo ha fatto per tutto il giardino e non solo un po' sì e un po' no...






In questa immagine tratta da Google Maps si nota l'area del sito. Il tracciato del vecchio raccordo è segnato in rosso; l'area dove si trova il binario superstite è segnata in giallo.
Mi raccomando, osservate senza addentrarvi, si tratta sempre di proprietà privata. Anche se chissà, con le buone maniere si ottiene tutto...si riesce a scoprire ancora qualche metro.





Si ringrazia Giorgio Stagni col suo intramontabile sito stagniweb.it.

Se trovo altre tracce del (fu) raccordo provvederò a postare una nuova edizione di questo umile articolo.

venerdì 14 marzo 2014

(NON) APRITE QUELLA PORTA! N°3 parte II

della serie: (NON) APRITE QUELLA PORTA!


CRONACHE DI TRASTA (E DINTORNI)

Ferrovia Bolzaneto - Trasta - Campi

parte II: da Trasta a Campi

Ciao bella gente! Siete rimasti ancora catramati sul passaggio a livello? Avete fatto bene!



Adesso, una bella giravolta e diamo ora le spalle al punto dove siamo arrivati nella prima parte: il nostro sguardo è rivolto a sud, verso le località genovesi di Fegino e Campi.



La II parte del post sulla ferrovia Bolzaneto - Campi riguarderà la parte di linea in disuso, pur non completamente disarmata. Stiamo per procedere verso Fegino, località sede dell'ex Centrale del Latte di Genova e sovrastata dai viadotti ferroviari della "Succursale dei Giovi".



(fonte: Google Streetview)



Dal PL fino all'inizio di Fegino è rimasta una palificazione come vestigia di una linea di contatto a 3kV un tempo esistente dalla sottostazione elettrica di Trasta, ancora attiva nell'area ex officine FS, fino a Campi.



Quasi nello stesso punto, ecco un PL molto...minimalista! Ora occorre un distinguo: da questo punto in avanti voi lettori troverete delle foto del 2007, sulle quali commenterò come sono invece le aree inquadrate al giorno d'oggi, secondo osservazioni mie e di diversi colleghi internauti, di aspetto sostanzialmente diverso rispetto all'epoca delle foto.



Stiamo per entrare nell'ex scalo di Genova Fegino...sotto il viadotto proveniente dal parco merci Campasso Nord. Curiosamente si notano le traversine in cemento armato, dettaglio quasi ...beffardo, rispetto al disuso con cui oggi appare questo tratto.


Dalla parte opposta al viadotto della linea del Campasso: bello questo scambio inglese, vero? Oggi esso è sparito, come pure i binari dello scalo di Fegino qui inquadrato. Di primo acchito sembra tutto ricoperto ma sembra che tutto lo scalo sia stato disarmato.



Scalo merci di Fegino nel 2007. Oggi è una spianata di mezzi e ricoveri da cantiere...



...dove non c'è più posto nemmeno per ospiti come questo.


(fonte: Google Maps)

Questa è l'area che abbiamo appena visitato. Ora il nostro viaggio virtuale proseguirà in direzione dell'abitato di Campi, sede ancor oggi di aziende del gruppo Ansaldo, che un tempo godeva di raccordi industriali lungo la vecchia ferrovia.


Questa torre dell'acqua dall'aspetto bucolico annuncia la radice nord dell'ex scalo di Genova Campi. Ci troviamo all'attraversamento a raso di Via Nicola Lorenzi, sotto il (bello e famoso) viadotto Morandi dell'autostrada Genova - Savona e a due passi da Ansaldo Energia.


Una vista più ampia della radice nord dello scalo merci di Campi. La foto è del 2007.


Ex scalo di Campi, già miseramente transennato nel 2007, sotto un pilone del "Morandi". Stiamo dando le spalle alla torre dell'acqua della foto precedente. Oggi i binari residui sono in progressivo smantellamento...


(fonte: Google maps)

Questo è il punto in cui si trovava il vecchio scalo merci.



La nostra avventura termina di fronte a questo ex casello, adiacente al parcheggio di un centro commerciale della zona. Dal 1914 al 1927 qui si attraversava una seconda volta il torrente Polcevera e ci si ricongiungeva a Sampierdarena Parco Forni. Di questo vecchio ponte, da tempo, non vi sono più tracce nemmeno nel greto dello stesso torrente.

Tutti i suggerimenti e/o osservazioni sono, come sempre, ben accetti.
Per leggere la parte I di questo post, cliccate qui:

http://megarails.blogspot.com/2014/03/non-aprite-quella-porta-n3.html

lunedì 10 marzo 2014

(NON) APRITE QUELLA PORTA! N°3 parte I

della serie: (NON) APRITE QUELLA PORTA!


CRONACHE DI TRASTA (E DINTORNI)

Ferrovia Bolzaneto - Trasta - Campi

parte I: da Bolzaneto a Trasta

Al genovese appassionato di treni che sentisse pronunciare il toponimo "Trasta", verrebbero subito in mente le Officine Manutenzione Veicoli delle FS. 



(fonte: Google Maps)

In realtà, Trasta fa parte di un gruppo di località del ponente genovese, poste sulla sponda destra del torrente Polcevera e sedi di diverse attività industriali grandi e piccole. Il tutto è servito da una breve linea ferroviaria che dal 1914 si diramava dallo scalo di Bolzaneto e toccava appunto Trasta, poi Fegino e Campi. Inoltre, dall'inizio dell'esercizio fino al 1927 essa si ricongiungeva ai binari della sponda sinistra del Polcevera; successivamente il relativo viadotto fu smantellato e così la ferrovia diventò definitivamente la Bolzaneto - Campi. Sulla presentazione di qualche tempo fa la "diapositiva" era questa:



Origine della linea è una diramazione a binario unico che dalla stazione di Bolzaneto passa sul territorio della sponda destra del torrente Polcevera, che viene scavalcato con questo ponte ad arcate in muratura. Tutto ciò è visibile anche nella foto panoramica precedente.



Non chiedetemi foto delle defunte OMV di Trasta. Non ne ho, ho solo questa inquadratura del cancello delle "care estinte"...osservandola, è triste e quasi spettrale!



Le ex officine FS si raccordano alla linea appena distaccatasi da Bolzaneto come un'antenna da percorrersi in regresso. Ora vedremo come esse si riuniranno.



Ora diamo le spalle al cancello della foto precedente. Percorriamo il raccordo verso il punto in cui esso si unirà alla linea per Campi. Ci troviamo per un breve tratto a raso sulla viabilità di Trasta, un tempo abbastanza trafficata perchè non esisteva l'attuale via di scorrimento veloce (!) lungo l'argine destro del Polcevera.



Un incredibile attraversamento a livello pedonale, in passato non infrequente nel nodo ferroviario genovese. Stupisce comunque il suo aspetto intonso...



Ci stiamo lasciando alle spalle le officine manutenzione veicoli FS, dicevamo...




...e avanziamo fino a trovare queste barriere che separano la viabilità locale dall'area della scalo FS di Trasta. Oltre alla ex stazione FS e a un fascio binari non proprio striminzito vi sono alcuni ricoveri utilizzati per carri e piccoli mezzi di manutenzione dell'infrastruttura.



Questo è ciò che si vede oltre le barriere, in mezzo a una fitta vegetazione. Adesso torniamo invece sul viadotto proveniente da Bolzaneto, origine della piccola linea ferroviaria.



Se gli voltiamo le spalle, scopriremo che: il binario attraverserà l'asse di scorrimento veloce della sponda destra del Polcevera; esso piegherà verso sinistra con una curva piuttosto stretta; ci ritroveremo nello scalo FS di cui sopra, con il raccordo delle OMV.



(fonte: Google Streetview)

Il passaggio a livello sulla viabilità "sponda destra".



Dopo il PL, la curva di raggio stretto e la radice nord della stazione FS di Trasta....




Al centro della foto, linea e raccordo si riuniscono, i binari di Trasta FS si espandono.


Dettaglio della zona, con un carro pianale e diverse cataste di sale.



Fanno capolino anche alcuni spezzoni di binario: non ci facciamo mancare nulla!



La stazione di Trasta ha ancora il FV, seppur in stato di semiabbandono. Lo si può scorgere dalla viabilità di sponda destra, dunque dalla parte opposta a dove ci trovavamo nel caso dell'immagine precedente.


(fonte: Google Maps)

Proseguendo su questa strada, attraverseremo a raso la linea, o meglio la fine della parte ancora operativa di essa. Nella foto aerea, dal punto indicato dal fumetto ci sposteremo verso sud, al bordo in basso al centro...




...proprio qui. La strada porta a Fegino (sede dell'ex Centrale del Latte di Genova). Nella prossima e ultima foto della prima parte del post diamo le spalle al mare e vediamo la radice sud della stazione di Trasta: oggi questo è il termine della vecchia Bolzaneto - Campi, della quale il PL costituisce un "residuato". Nella prossima parte tratteremo della porzione della ferrovia dismessa ormai da inizio XXI secolo.


Per vedere come va a finire...cliccate sulla parte II:

http://megarails.blogspot.com/2014/03/non-aprite-quella-porta-n3-parte-ii.html

martedì 2 aprile 2013

(NON) APRITEQUELLA PORTA! N°2 - parte III


della serie: (NON) APRITE QUELLA PORTA!

VECCHIA FERROVIA GENOVESE ORIENTALE
Da Genova Sturla a Genova Nervi

parte III - vecchia galleria San Martino


Si riparte. Esattamente da dove eravamo partiti l'ultima volta: da questo ponte.



Il piccolo residuo di viadotto si trova a Genova Sturla, sotto Via Caprera. In Piazza Sturla, in direzione levante (pardon, est per chi non è ligure) si svolta a destra e si scende in una piazzetta antistante proprio davanti al vecchio manufatto. Questa volta ripercorreremo il vecchio tracciato in direzione opposta, cioè Brignole.

(Foto: Google Maps)

Il nostro obiettivo è raggiungere l'ex galleria san Martino, che da questa zona sfociava nel quartiere di Terralba, subito prima della stazione Brignole. Nella piantina qua sopra essa è rappresentata da una linea arancio, mentre la linea nera continua rappresenta l'attuale tunnel San Martino della ferrovia Genova - Pisa - Roma. Le linee più sottili invece sono i rispettivi vecchio e nuovo tracciato. Il punto di partenza è a ovest del vecchio ponte sotto Via Caprera, alla fine di Via Sclopis, nella piantina qua sotto (linea rossa).

(Foto: Google Maps)

La piccola via Sclopis è raggiungibile anche in auto da via san Martino, arrivando da Corso Italia. Tuttavia è consigliabile percorrerla a ritroso a piedi allo scopo di scorgere le vestigia della vecchia ferrovia orientale genovese. Di questo tunnel, circa un kilometro lato ovest è rimasto utilizzato nell'attuale sede raddoppiata della linea. Se si ha la fortuna di essere su un treno con i finestrini apribili, si può scorgere in galleria il breve camerone aprirsi sul moncherino murato del vecchio tunnel proveniente da Sturla. Ora proveremo a raggiungere dalla parte opposta questo reperto archeologico ferroviario.

(Foto: Google StreetView)

Si avanza lungo Via Sclopis e già si scorgono vecchi muretti di una certa impronta...direi "familiare" ma il bello deve ancora venire. Procediamo sulla sinistra verso il cortile di un magazzino di attrezzature da giardino, è qua che le piantine sul post N.2 parte II ci portano.


"Ditta Tonet". Entro nel cortile, avanzo e...!


Un casello, consunto dal tempo ma intatto. Sono ancora visibili le "ciappe", seppur illeggibili, indicanti la progressiva chilometrica.




Resti della targa della progressiva chilometrica, sul fianco del casello.


Resti della targa della progressiva chilometrica, sulla testata del casello.


Il titolare Andrea Tonet è molto disponibile, non sembra sorpreso più di tanto del motivo della mia visita e mi fa strada verso l'obbiettivo. Il cammino prosegue accanto a un segno inequivocabile...il portale della galleria San Martino.


Dettagli dello stacco tra due diversi rivestimenti interni di muratura, appena dopo l'imbocco.




Il camino di ventilazione, ora chiuso, dopo pochi metri percorsi all'interno del manufatto.



Dall'esterno, se si prosegue a ritroso su Via Sclopis si scorge la sagoma del portale...



...e su Via San Pio X, da uno slargo privato, si nota appena lo sfogo di cui sopra.


(foto: Google StreetView)

Mi viene spiegato che da diversi anni la Ditta usufruisce del primo tratto del vecchio tunnel, circa cinquanta metri, come magazzino. L'ambiente è abbastanza ben conservato ed è delimitato da un diaframma e una porta.


"Tempo fa abbiamo dato un'occhiata oltre questo muro ma il terreno è fangoso e ci vorrebbero delle fotoelettriche come si deve, dopo questa porta non c'è illuminazione. Comunque si può aprire la porta e affacciarvisi, se riesce a vedere qualcosa lei.."
"Non aprite quella porta" recitava il famoso del film dell'orrore....
E NO! APRIAMOLA, ECCOME!
Buio pesto. con il flash della digitale si scorge appena qualche oggetto all'inizio del secondo tratto. Per terra, in effetti non si capisce sempre dove si mettono i piedi. Tuttavia il proprietario della Ditta è disponibile ad "accogliermi" una seconda volta nel caso io riesca a portare mezzi di ripresa più potenti.



L'occasione è un interesse comune con l'amico Henry De Santis, giovane speleologo del gruppo "Speleo Club Gianni Ribaldone" di Genova (URL). Tra le loro attività rientra anche l'esplorazione delle cosiddette cavità artificiali, cioè tutte le opere sotterranee o "in caverna" realizzate dall'uomo tra cui ovviamente anche le infrastrutture: tunnel, rifugi, passaggi vari, antichi e contemporanei. Propongo a Henry di esplorare la vecchia galleria, anche per esaminare eventuali formazioni calcaree favorite dal lungo abbandono del manufatto nel tempo. La risposta, nelle foto seguenti...


La lunghezza complessiva del vecchio manufatto era di circa 1,3 km dei quali 300 mt circa dismessi in occasione del raddoppio e spostamento a monte della ferrovia. Quest'ultimo tratto è suddiviso in due parti, simili tra loro come lunghezza. La prima parte è pressochè spoglia, a parte diversi oggetti e detriti abbandonati; nella seconda parte si scorgono inequivocabili segni del suo utilizzo come rifugio antiaereo durante la II Guerra Mondiale; i due tratti sono separati da una barriera in muratura realizzata per ammortizzare le eventuali onde d'urto provocate da esplosioni vicine.


Nelle due foto precedenti viene mostrato il primo tratto, immediatamente dopo la porta del magazzino. L'ambiente ha favorito una serie di interessanti concrezioni calcaree formatesi a causa delle acque di percolazione che filtrano dal soffitto della galleria. Nelle foto seguenti vi sono alcuni delle formazioni più suggestive.





Proseguendo fino a circa metà del tunnel dismesso si incontra il muro di delimitazione del successivo ambiente ex rifugio antiaereo. Si tratta di una struttura in muratura mista a calcestruzzo, denominata "a scalino" atta ad ammortizzare lo spostamento d'aria che poteva essere provocata da un'eventuale esplosione esterna alla galleria.





Foto lato uscita magazzino. E'naturalmente presente un passaggio di accesso al rifugio.





Foto lato rifugio. I fori in alto contribuiscono a smorzare l'eventuale onda d'urto.
Si prosegue in leggera curva a sinistra, verso la fine del tratto abbandonato del tunnel.




 L'ambiente ora è più asciutto e porta diversi segni del suo utilizzo come rifugio antiaereo. 






I "servizi", cavi, tubazioni ecc. passavano agganciati lungo la volta del tunnel.
Nelle prossime foto troverete altri dettagli del rifugio. Se qualche amico internauta ne sa qualcosa di più la porta, questa volta dei commenti, è sempre aperta.










Nelle prossime immagini vi sono segni che lasciano pochi dubbi sull'impiego della galleria.



Si smette di proseguire all'apparire, quasi come un fantasma, del diaframma che separa il nostro vecchio tunnel dall'attuale galleria a doppio binario San Martino, costruita verso Sturla con un singolo fornice e verso Brignole invece con due: al vecchio fornice del 1868 si aggiunse la canna del secondo binario durante i lavori di ampliamento del 1915.





Si ringraziano: Il Sig. Andrea Tonet di Genova Sturla, per la disponibilità data per la visita del sito; l'amico Henry De Santis e lo "Speleo Club Gianni Ribaldone", per la fondamentale collaborazione (http://www.ribaldone.altervista.org). "Quella" porta è stata finalmente aperta ma forse ci saranno altri racconti sulle ferrovie dismesse, anche della zona genovese. Da parte mia, oltre che naturalmente da parte di altri siti e blog, dove ho già avuto modo di vedere cose interessanti su infrastrutture ferroviarie abbandonate. Occorre "fare sistema", creare in rete risorse sulla cultura dell'archeologia delle infrastrutture, ferroviarie ma anche stradali e autostradali.